Fed, la pausa ci sarà, ma il pivot è ancora lontano

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Michelle Cluver, Portfolio Strategist di Global X

Il dato del CPI è sceso al 4,0%, leggermente al di sotto delle aspettative di mercato del 4,1%. Si tratta di una lettura incoraggiante, con la riduzione dei prezzi dell’energia che ha contribuito a far scendere il dato ai minimi da marzo 2021. Tuttavia, in linea con le attese, l’inflazione core è più persistente e si attesta al 5,3%. Sia i prezzi dei beni rifugio che le auto usate sono rimasti una componente chiave che ha spinto al rialzo il dato core. Restiamo dell’opinione che la Fed manterrà i tassi invariati al FOMC di giugno.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Ricordiamo però che spesso il messaggio che la Fed manda è più importante rispetto alla decisione effettiva. Ci aspettiamo che quella di giugno sia una pausa da falco, seguita da un rialzo a luglio. I mercati si concentreranno sulle proiezioni, prestando particolare attenzione a una revisione al rialzo delle aspettative di inflazione e del dot plot. Sebbene la Fed possa evitare di modificare i tassi in alcune riunioni, con l’inflazione elevata, il mercato del lavoro rigido, l’aumento della propensione al rischio e la maggiore stabilità del sistema bancario, riteniamo che la Fed mantenga attualmente una propensione al rialzo per quanto riguarda la traiettoria tassi.

Michael Contopoulos – Director of Fixed Income di Richard Bernstein Advisors (iM Global Partner)

In vista della riunione del FOMC, i dati del CPI rafforzano il caso di una pausa nell’immediato, ma questo non sarebbe il “pivot” tanto atteso. Su questo il mercato ha un’idea completamente sbagliata, anche perché i tagli in realtà sarebbero un fattore negativo per gli asset di rischio.

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Il mercato obbligazionario sembra prevedere da qui a fine anno ancora un rialzo e un taglio. A mio parere la situazione potrebbe essere più netta di così: o la Fed non taglia quest’anno, o la crescita cala così tanto che la Fed taglia molto già nel 2023. Propendo per la prima ipotesi, non per la seconda.

Per il 2024, invece, il mercato obbligazionario sta prezzando tagli di 200 punti base, dunque ipotizzando che la recessione non avverrà prima dell’anno prossimo. Su questo sono tendenzialmente d’accordo. La nostra maggiore preoccupazione è un credit crunch che faccia aumentare sensibilmente gli spread, cosa che è piuttosto probabile. Per questo motivo non abbiamo un’esposizione significativa al credito societario. I tassi di default delle società più deboli stanno accelerando, e questo è il canarino nella miniera.

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