Le scadenze fiscali USA rischiano di innescare la volatilità dei rendimenti a breve termine

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I deludenti numeri circa il livello di occupazione di agosto, soprattutto nei settori sensibili al Covid, hanno sollevato incertezza su quando la Fed avvierà il tapering. I dati sul mercato del lavoro pubblicati la scorsa settimana hanno rafforzato l’idea che il rallentamento di agosto avesse più a che fare con strozzature temporanee nella partecipazione al mercato del lavoro, piuttosto che con un rallentamento dell’attività. Le nuove posizioni lavorative sono aumentate ulteriormente a luglio e sono ai massimi dal 2000. Inoltre, i dati della seconda metà di agosto hanno mostrato che oltre 3 milioni di persone scelgono di non lavorare per paura del contagio. Il picco dei casi di Covid (anche se in molti Stati la situazione resta grave) e la decisione dell’Amministrazione di rendere obbligatoria la vaccinazione (a rischio di impugnazione legale) dovrebbero alleviare questi timori, portando a una riaccelerazione dell’occupazione nei prossimi mesi.

Le ragioni per iniziare il tapering prima della fine dell’anno rimangono così sostanzialmente intatte. Sebbene la comunicazione della Fed tra dati discontinui abbia dato i suoi frutti in termini di bassa volatilità dei tassi di interesse, questo potrebbe essere probabilmente annullato nel breve termine dalla politica. Tra metà settembre e metà ottobre, il Congresso dovrà legiferare per finanziare la spesa del prossimo anno fiscale, per evitare un parziale arresto dell’attività federale e, soprattutto, per alzare o sospendere il tetto del debito. Se alla fine si troverà una soluzione positiva, con un sostanziale ridimensionamento del piano assistenziale e ambientale annunciato dall’Amministrazione Biden, nella prossima settimana il nervosismo rimarrà alto, colpendo i rendimenti statunitensi soprattutto nel segmento breve della curva.

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