Arte e finanza, il fatturato delle case d’asta internazionali cresce del +12%

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Il 2022 entrerà a pieno titolo tra gli anni migliori per l’arte e i beni da collezione, con una crescita del fatturato delle principali case d’asta internazionali del +12%. Con un ampliamento di orizzonti sia in termini di acquirenti, sia in termini di tipologia di lotti offerti, nel 2022 il mercato dell’arte ha dato seguito al trend di ripresa iniziato nel 2021, con operatori in grado di beneficiare degli sforzi dispiegati per reagire alla crisi innescata dalla pandemia del 2020. È quanto emerge dal report 2023 di Deloitte Private “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione” presentato a Milano da Ernesto Lanzillo, Senior Partner e Leader di Deloitte Private, Barbara Tagliaferri, Art&Finance Coordinator di Deloitte Italia, Pietro Ripa, Private Banker Fideuram, e Roberta Ghilardi, Deloitte Sustainability Manager.

«Fuochi d’artificio e opacità. Sono queste due parole chiave con cui possiamo riassumere un anno che, da un lato, è stato caratterizzato da risultati record per i top player del mercato e che, dall’altro, in chiusura ha lasciato una scia di forte opacità per l’immediato futuro, a causa delle complessità dello scenario economico legate allo scoppio della guerra in Ucraina, all’inflazione record e agli ultimi strascichi della pandemia», afferma Ernesto Lanzillo. «Questi elementi, uniti ai timori di recessione, hanno già iniziato ad affiorare nelle ultime aste del 2022, i cui risultati sono risultati fortemente raffreddati, come anche il clima nelle fiere d’arte di chiusura dell’anno».

«Anche quest’anno il nostro report ci restituisce una straordinaria panoramica del mercato dell’arte a livello globale. Nel 2022, oltre alle novità indotte della pandemia, come il consolidamento delle aste ibride come “new normal”, osserviamo il crescente protagonismo di nuovi acquirenti, spesso under 40», commenta Barbara Tagliaferri. «Oltre ad alimentare la domanda per gli artisti più giovani e “instagrammabili”, i Millennial hanno fatto aumentare l’attenzione nei confronti di diversità e inclusione in termini di mercato, mostre ed esposizioni, portando a una maggiore visibilità per gli artisti finora considerati come minoranze (donne, afro-americani, comunità LGBT+) e dunque sottovalutati».

«Nel 2022 è proseguito il consolidamento delle strategie e delle piattaforme digitali implementate nell’ultimo biennio, ma è continuata anche la sperimentazione di nuove soluzioni tecnologiche per accontentare una domanda sempre più dinamica e complessa», spiega Pietro Ripa. «Sono dunque due i macro-trend che si confermano e consolidano anche nel 2022: da un lato, la commistione tra virtuale e presenza nelle aste, la così detta “asta ibrida”; dall’altro, la tendenza a intercettare i cambiamenti in Asia che ha spinto i maggiori player globali a consolidare la loro presenza, in modo diretto o mediato, nel continente asiatico».

«Oltre ad una crescita vigorosa in termini di fatturato e nuovi acquirenti, il mondo dell’arte sta evolvendo anche in relazione ad altri aspetti fondamentali per il nostro vivere contemporaneo, la sostenibilità e l’attenzione nei confronti di diversità ed inclusione», conclude Roberta Ghilardi. «Il tutto in un contesto di crescente consapevolezza di quanto la cultura possa contribuire allo sviluppo sostenibile, non soltanto in termini economici ed occupazionali, ma anche e soprattutto di capacità di creare benessere per le persone, inclusione e coesione sociale»

Il mercato dell’arte nel 2022 tra slancio post pandemico e rischio recessione

La crescita di fatturato a livello globale

Nonostante le complessità dello scenario globale, nel 2022 il fatturato del mercato dell’arte e dei beni da collezione delle principali case d’asta internazionali (Christie’s, Sotheby’s e Phillips) ha conosciuto una crescita del +12% rispetto al 2021. A spingere la ripresa il perfezionamento delle strategie ibride e digitali e il ritorno a pieno regime delle attività in presenza, con l’abolizione delle restrizioni che avevano gravato sui maggiori e consolidati mercati occidentali nel 2021. Tra gli elementi non ricorrenti, si registrano i sensazionali risultati di alcune collezioni di privati, tra cui spicca quella di Paul G. Allen (1,6 miliardi di dollari), che hanno garantito la disponibilità sul mercato di opere di qualità museale, attraendo l’interesse di acquirenti e appassionati di tutto il mondo.

L’arte più ricercata e le piazze più attive

Se gli anni passati si sono caratterizzati per una continua crescita dei risultati dell’arte del dopoguerra e contemporanea, queste collezioni hanno invece determinato un ritorno di interesse per l’arte moderna e impressionista. Inoltre, i maggiori player internazionali hanno consolidato la loro presenza internazionale, in modo diretto o mediato da partnership con dealer locali, con particolare riferimento all’Asia – un continente che ha vissuto grandi cambiamenti nel corso dell’anno. E mentre New York rimane la capitale indiscussa del mercato dell’arte internazionale, Parigi continua a prendere forza, anche a discapito di Londra, che subisce gli impatti negativi attribuibili alla fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

L’opera da record: “Shot Sage blue Marilyn” di Andy Wahrol

Al primo posto della classifica delle 5 opere più costose vendute dalle tre major nel 2022 si trova Andy Warhol, con l’opera più cara del XX secolo mai venduta in un’asta pubblica, ovvero il quadro “Shot Sage blue Marilyn” (1964), battuto all’asta a New York per oltre 195 milioni di dollari. Proveniente dalla collezione Amman, l’opera è stata acquistata dal gallerista Larry Gagosian ad un prezzo nettamente superiore all’opera più costosa del 2021, il dipinto di Pablo Picasso “Femme assise près d’une fenêtre” (1932), battuto per circa 103 milioni di dollari.

NFT in crisi, Passion Assets in crescita e Millennial a caccia d’arte instagrammabile

I Millennial cambiano il mercato

Nel 2022, oltre al rinnovato interesse per l’arte moderna e impressionista, si è registrato un crescente interesse per il segmento ultra-contemporaneo, di artisti giovanissimi accomunati da una pittura figurativa molto colorata e di richiamo sui social media. Questo interesse è anche figlio della crescente presenza di Millennial e giovani acquirenti, che si affacciano sempre più al mercato dei beni da collezione, portando nuove esigenze, nuove abitudini d’acquisto e, al contempo, costituendo un nuovo potenziale target da fidelizzare. A livello internazionale, la domanda è infatti trainata dai nuovi acquirenti, che sono anche sempre più giovani, come dimostrano le statistiche delle case d’asta internazionali. Gli stessi giovani collezionisti sono molto attenti ai temi di diversità e inclusione, che si riflettono nelle scelte e tendenze di mercato, mostre ed esposizioni.

La corsa ai Passion Assets

Oggetto del desiderio di molti nuovi collezionisti – spesso giovani arricchiti dallo scoppio dell’economia digitale caratterizzati da un diverso gusto e interesse su elementi iconici – si confermano essere i Passion Assets (borse, sneaker, oggetti di design, orologi e vini), meno impegnativi da un punto di vista economico e più funzionali in tema di rappresentatività sociale. Tra i top lot dell’anno nel comparto dei Passion Assets, si segnala il diamante “Williamson Pink Star”, venduto a ottobre 2022 da Sotheby’s Hong Kong per oltre 57 milioni di dollari, mentre Phillips continua a brillare per il comparto orologi, che nel 2022 ha registrato il tutto venduto.

La crisi delle criptovalute contagia gli NFT

Rallenta, invece, la corsa ai Non-Fungible Token (NFT): il mercato NFT nel 2022 ha risentito della generale contrazione dell’economia e, in particolare, della crisi del mercato delle criptovalute seguita al fallimento di FTX, una delle maggiori società per lo scambio di criptovalute al mondo, il cui crollo ha generato il panico sui mercati e portato a un “contagio” che ha trascinato verso il basso il valore dell’intero mercato. Questo si riflette sul volume di NFT scambiati durante il 2022. Se a gennaio il volume scambiato sulla piattaforma Ethereum raggiungeva la cifra record di 5,6 milioni di dollari con una crescita del 33%, a giugno i volumi sono crollati del 60,1% rispetto al mese precedente e hanno continuato a declinare mentre il numero di transazioni giornaliere è crollato dell’82,2%. Questa fotografia del mercato potrebbe portare ad immaginare una fine del fenomeno NFT. Tuttavia, il sentiment del mercato è che il fenomeno NFT abbia solamente rallentato il proprio sviluppo, in attesa che le condizioni del mercato crypto evolvano.