Draghi: “Costa troppo rinviare le riforme”

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I governi, ha detto il presidente della Bce, devono affiancare l’istituto per rilanciare l’economia. Ancora alto il livello dei crediti deteriorati in mano alle banche

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Il costo dei rinvii delle riforme strutturali nei singoli paesi “è semplicemente troppo alto”. Il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi, parlando a Bruxelles alla quinta lettura annuale dedicata a Tommaso Padoa Schioppa, ha ribadito l’importanza delle politiche nazionali di riforme che devono affiancare gli interventi della Bce nel rilancio dell’economia dell’Eurozona.

“È nell’interesse di tutti che i vari filoni della politica si sostengano a vicenda, se non altro perché questo riduce i tempi necessari ad ognuna per produrre i suoi effetti”, ha detto Draghi. I benefici delle riforme strutturali realizzate negli ultimi anni nei paesi più colpiti dalla crisi, ha aggiunto, si stanno vedendo, “ma ci sono molti altri benefici a cui puntare, e molto altro va fatto”.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Parlando di banche, il numero uno della Bce ha affermato che la solidità dei loro bilanci in Europa non è stata ancora pienamente ripristinata, come dimostra “l’elevato livello di crediti deteriorati” in alcuni Paesi. Su questi occorrerà lavorare ancora: e anche su questo fronte la politica dovrà fare la sua parte.

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Un altro tema caldo è quello del lavoro. Nell’Eurozona c’è “un ampio spazio per aumentare la produzione”. Occorre secondo Draghi, innanzitutto ridurre il tasso di disoccupazione tendenziale “che rimane troppo alto in molti Paesi” e aumentare i tassi di partecipazione al lavoro, “che sono tuttora al di sotto della norma a livello internazionale in diversi stati”.

L’Eurozona soffre però di una “struttura demografica sfavorevole” e “neppure la più alta immigrazione attesa, probabilmente, basterà a compensare il declino naturale della popolazione della zona euro”.
“Le politiche pubbliche possono certamente temperare tali effetti accogliendo e integrando gli immigrati ma dal momento che non possono fare molto per intervenire nei trend demografici, ne consegue che aumentare la crescita nel lungo termine richiede un aumento della produttività”.

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