VanEck – 2018: mercati emergenti ancora in piena euforia

Jan van Eck -

Nel 2018, gli investitori dovrebbero rivolgere l’attenzione in particolare ai mercati azionari dei Paesi emergenti asiatici. Proprio quei mercati emergenti (ME) continueranno a segnare ragguardevoli performance anche nei prossimi anni. Questa regione sarebbe radicalmente cambiata negli ultimi tempi all’interno di questa classe di asset, guadagnando una notevole importanza. Quasi il 70% degli indici azionari ME si concentra ormai sulla regione asiatica, e in particolar modo su Cina, India, Corea e Taiwan.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Quest’anno la Cina avrebbe fatto enormi progressi. Se a inizio anno le relazioni commerciali con Stati Uniti ed Europa erano ancora piuttosto tese a causa del forte ampliamento delle capacità nel settore siderurgico e di altre materie prime, nel frattempo il capo del governo cinese Xi Jinping è intervenuto con la sua riforma strutturale per frenare l’offerta, spianando così la strada alla “nuova Cina”. Ciò significa che la tradizionale catena di approvvigionamento cinese ora si misura con la concorrenza su una base economica più equa.

Con la trasformazione economica crescerebbe una “nuova Cina” e così sarebbe cambiato anche il mercato azionario del Paese: La tecnologia è ora il più grande settore e rappresenta più del 30% del mercato azionario. Energia e finanza hanno invece perso importanza. Per il 2018, le azioni dei ME sono un’alternativa accanto alle obbligazioni ad alto rendimento e sono proprio ciò che serve in un momento in cui la politica della Federal Reserve accentuerà nuovamente la pressione sui rendimenti nel 2018. All’inizio del 2017 gli investitori sottopesavano i mercati internazionali e dei Paesi emergenti e non hanno ancora recuperato le posizioni perché temono di essere già in ritardo per partecipare alla festa. Tuttavia, noi pensiamo che sia destinata a proseguire ancora per anni. I ME sono regioni popolose e l’economia è molto vivace.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Le valute digitali si addicono a essere introdotte nei portafogli più rischiosi

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C’è del potenziale anche nelle nuove valute digitali. Con MV Index Solutions (MVIS), la controllata di van Eck operante nell’elaborazione di indici, nel 2017 la società ha lanciato sul mercato una famiglia di indici per le criptovalute. I nuovi benchmark replicano la performance di singole valute digitali e anche di interi gruppi. Le valute digitali sono una tecnologia rivoluzionaria in grado di cambiare profondamente lo status quo, ma per ora questa classe di asset si addice unicamente a essere inclusa nei portafogli più rischiosi. Il tema principale sul quale ci concentriamo attualmente è la governance. La questione è se le communities siano effettivamente in grado di controllare una banca dati proprio come fanno società private del calibro di Microsoft o Salesforce. Il sistema operativo Linux è quantomeno un esempio eclatante di come una soluzione di software open source possa funzionare.

La spina nel fianco della volatilità

Si guarda con preoccupazione allo sviluppo della volatilità. Secondo una stima dell’hedge fund Artemis Capital, attualmente esisterebbero investimenti basati su aspettative di volatilità per un volume che sfiora i duemila miliardi di dollari USA. È una cosa insolita: normalmente gli investitori non “giocano” così tanto con la volatilità. Ma, visti i bassi tassi d’interesse globali, si cercano opportunità un po’ ovunque, anche in investimenti sulla volatilità. Le opzioni put, ovvero investimenti su una fascia di oscillazione più ristretta sui mercati, sarebbero un modo per generare rendimento.

Nel complesso, la volatilità è piuttosto bassa attualmente. Ma cosa accadrebbe se aumentasse improvvisamente? Da investimenti effettuati in previsione di ridotte oscillazioni di mercato, che in realtà dovrebbero avere un effetto calmante, risulterebbe esattamente il contrario, ossia un incremento accelerato della volatilità se gli operatori ritirassero il denaro da queste operazioni su opzioni. Non possiamo prevederlo per il 2018, ma questi investimenti potrebbero rivelarsi controproducenti e scatenare effetti impensati. È un rischio da non sottovalutare.


Jan van Eck – CEO – VanEck

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