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Il potere della mediocrazia, un’economia nuova. Con influencer e youtuber

Alessandro Arrighi -

Una generazione che rifiuta di essere corretta, ripresa e istruita rifiutando fermamente forme di apprendistato e tirocinio gratuito finalizzato alla formazione. Ciò che viene rivendicato, fin da subito, è la dignità del proprio apporto e, spesso, un nuovo diritto a lavorare da casa, in modo talora anche apparentemente più efficiente, ma facendo perdere, all’impresa, il valore cumulato che si stratifica nel quotidiano lavoro di gruppo e, a sé stessi, la più grande occasione di crescita professionale: il confronto continuo con gli altri.

Cambia l’aspirazione dei giovani

Il risultato è un sistema di impresa, che non produce sufficiente valore per nessuno dei soggetti economici: datori di lavoro o dipendenti. E così cambia l’aspirazione dei giovani, che non desiderano più essere imprenditori, professionisti o lavoratori, ma, demotivati, rifiutano il lavoro al salario corrente e cercano strade alternative come influencer o youtuber senza aspirare a essere Fedez o la Ferragni, ma, semplicemente, per trovare una fonte di reddito e mantenersi.

 

Di grande attualità le pericolosissime sfide ai limiti della ragionevolezza e del lecito: come i minorenni che hanno rubato la macchina ai genitori per fare i video o, molto peggio, quei ragazzi, vittime anch’essi, che hanno causato la morte di un bambino, dopo avere noleggiato una Lamborghini con cui avrebbero fatto migliaia di visualizzazioni, in qualche modo convertibili in denaro e benefit di vario genere. Le ragazze, invece, ottengono quelle stesse visualizzazioni, esponendo il proprio corpo, ma soprattutto parti di esso. Su TikTok, se si escludono pochi personaggi famosi, le dirette che ottengono maggiore successo, sono quelle in cui vengono esposti i piedi nudi femminili, talvolta da giovani imprenditrici di sé stesse, che poi incassano diverse centinaia o migliaia di euro al mese, vendendo, su siti specializzati, foto più o meno fetish.

Ha ancora senso studiare?

Ma quando posso guadagnare decine di migliaia di euro l’anno, pubblicando foto di me che guido una macchina, o vendendo foto dei miei piedi nudi, perché dovrei trovare lavoro come cameriere o segretaria e magari subire l’umiliazione di essere corretto e istruito da un datore di lavoro anche troppo esigente? E se lo stipendio con cui viene remunerato un giovane laureato è più basso di quello di uno youtuber o di una venditrice di immagini sensuali, e nemmeno necessariamente pornografiche, ha ancora senso studiare? E il praticantato? E che diritto ha un datore di lavoro di pretendere impegno serio e continuativo da una persona, che viene pagata meno di queste figure “professionali”?

L’economia della mediocrazia è un’economia nuova, con propri paradigmi che stanno bruciando i sogni di chi, oggi, sta crescendo, nell’incapacità assoluta, di capire e opporsi da parte noi, generazione x, che avremmo la responsabilità educativa, ma che, in fondo, siamo quelli che per primi, hanno rinunciato a qualsiasi ideale politico e forma di spiritualità religiosa o laica. Adesso, che, almeno i più attenti intuiscono gli effetti, non è facile invertire la rotta.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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