La gestione del rischio nelle cantine vinicole

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Il vino è un prodotto pregiato, bisognoso di continue attenzioni e tutele sempre più specifiche. Minacce atmosferiche e organizzative possono portare al mancato rispetto dei disciplinari, che permettono di vendere il vino come Doc o Docg, e provocare danni economici superiori rispetto alle cifre corrisposte dal Ministero delle politiche agricole (Mipaaf).

 

Rischio eventi atmosferici e compliance

Non solo grandine, gelate, siccità: dall’uva alla bottiglia etichettata i rischi nel processo di produzione del vino sono molteplici e determinano perdite di valore maggiori di quanto si possa immaginare. Dal momento della raccolta, passando per la trasformazione, il trasporto e lo stoccaggio, fino alla commercializzazioni, la catena vinicola è caratterizzata da scenari imprevedibili e generalmente difficili da assicurare. «Alcuni di questi rischi sono ad esempio l’errore umano di manovra nelle fasi della lavorazione del vino, dai tagli alla miscelazione di additivi fino a sbagli o guasti che provocano il mancato rispetto delle temperature nelle fasi di fermentazione o conservazione e quindi alterazioni del prodotto», prosegue Parri.

Le aziende vinicole sono ben consce dei pericoli e, secondo i dati Ismea, sono assicurate per il 96,4%. Tuttavia, una polizza danni da agenti atmosferici non basta più per proteggere il patrimonio di una cantina, dato che l’indennizzo basato sul valore dell’uva, corrisposto dal Ministero delle politiche agricole, copre solo una piccola parte del danno e il rimborso al verificarsi dei sinistri è molto distante dal valore che avrebbe avuto il prodotto al dettaglio.

 

Gestione integrata dei rischi in cantina

Ecco perché «le pratiche di vigna e cantina hanno bisogno di un approccio consulenziale rivolto al risk management», spiega Marzio Emanuele Parri. Con l’esplosione della crisi sanitaria Covid-19, continua Parri, «il pericolo maggiore è stato quello di veder bloccata la vendemmia e la successiva lavorazione per il mancato rispetto delle stringenti normative sulla sicurezza»: la gestione integrata del rischio parte da «una radiografia sulla compliance, cioè dell’allineamento a norme sempre più precise in termini di sicurezza sul lavoro, ambiente, fiscalità. Quindi l’analisi dei rischi operativi, ovvero quelli correlati alla difesa dei beni e le eventuali responsabilità nei confronti di terzi. Poi l’attuazione di modelli organizzativi integrati che diano la certezza di evitare errori metodologici. E solo in ultimo la copertura, adeguata, dell’evento accidentale».